Lu Lope

Testo della narrazione dialogata del Miracolo di San Domenico e il Lupo
( scritto e recitato da Raffaele Fraticelli a partire dall’edizione del 1963 )
Dedica 1964 (con versi in italiano): A Pretoro
Dedica 1985: Ai miei nipotini, Claudio, Stefano e Marta

Anno di pubblicazione: 1964 (prima edizione, Arte Stampa) – 1985 (terza edizione, Edigrafital)

La copertina della prima edizione del 1964

PRESENTAZIONE

Giuseppe Rosato

Tra le antiche storie sacre abruzzesi che si son conservate passando di padre in figlio sul filo della tradizionale devozio­ne dei nostri paesi, una delle più significative è quella che si ricorda a Pretoro ogni prima domenica di maggio: il miracolo di San Domenico e il lupo.

La vicenda – il bambino che viene rapito da un lupo mentre i genitori sono nel bosco a far legna; quindi, l’intervento di San Domenico che, mosso dalle accorate preghiere dei genitori, ammansisce il lupo facendo sì che lui stesso riporti a casa il piccino – si prestava assai bene ad una trasposizione dram­matica; e Raffaele Fraticelli, con felice intuizione poetica, ha fissato le scene salienti del racconto in una vera e propria sacra rappresentazione. Ogni miracolo, si sa, è conseguente ad un profondo atto di fede; bene ha fatto dunque il Fraticelli a fondare l’intera azione sulla religiosità ingenua e istintiva della gente di paese. I protagonisti, così, levano alla Divina Provvidenza un pensiero riconoscente, prima di toccare il pasto frugale; si segnano all’atto di incominciare il lavoro quotidiano; e quando infine invocano da San Domenico il mi­racolo della restituzione del loro bambino, lo fanno con fervida umiltà e totale fiducia. Il miracolo allora può compier­si: un suono di campane ne diffonde la notizia per valli e vet­te, fino al Monte Amaro.

Ma ciò che acquista maggior valore nelle sobrie pagine del volumetto, è la spontaneità e la genuinità del linguaggio. Una storia abruzzese, antichissima per di più, non poteva che essere interpretata con il linguaggio nativo del popolo; e il dialetto, ricondotto qui alla sua più elementare struttura sintattica, e centrato inoltre sulle espressioni più vicine alla semplicità del mondo contadino, consegue una trasformazio­ne quasi magica delle scene: queste, così, sembrano davvero ricondurci all’aura mistica e popolare delle Laudi umbre del Trecento.