
Passi scelti dai Vangeli di S. Matteo – S. Marco – S. Luca e S. Giovanni
In versi dialettali abruzzesi
Dedica: Ai miei figli, ai nipoti e pronipoti
Anno di Pubblicazione: 2015 – Exflor Editoria
PREFAZIONE
Bruno Forte
Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto
“Parole de Vangéle” è il titolo della raccolta di testi poetici in dialetto abruzzese che Raffaele Fraticelli ha scritto ispirandosi a passi e temi evangelici. Nell’uso popolare l’espressione sta a dire l’affermazione di una verità inconfutabile, di fronte alla quale si può solo ascoltare, accogliere e condividere. Sono questi i tre verbi che i bei testi del Poeta vernacolare invitano a mettere in pratica dinanzi al dono della buona novella del Figlio di Dio, fatto uomo per amore nostro.
Ascoltare è il verbo più impegnativo: in una società dell’eccesso comunicativo, in cui siamo tutti assediati dalla pioggia d’informazioni più o meno interessate che ci raggiungono attraverso innumerevoli e disparati canali, fare spazio alla luce della Verità e lasciarsi abitare da essa nel silenzio fecondo della riflessione umile, profonda e coraggiosa, non è certo facile impresa. I versi di Raffaele Fraticelli nascono da un simile ascolto della parola evangelica ed educano a questo ascolto perché stabiliscono un ponte comunicativo fra la Verità eterna e salutare entrata nella storia e le umili storie di ciascuno di noi, impegnato a vivere la propria vita e a prepararsi nella fedeltà delle opere e dei giorni all’ora dell’incontro ultimo e primo.
L’ascolto si fa così accoglienza: la Parola raggiunge le profondità del cuore e domanda di abitarvi. La mediazione dialettale dà un tocco di familiarità e di quotidianità a questo processo di accoglienza vivificante, e aiuta a capire come il Vangelo eterno ci sia stato offerto in Gesù Signore per essere pane quotidiano del cammino, cibo dell’anima credente e pregustazione della bellezza futura del cielo. Il tesoro della Parola di vita si fa così accostare come dono personalizzato, offerta d’amore che domanda e suscita amore.
Infine, quanto ci è stato dato di ascoltare e di accogliere nel nostro cuore va partecipato agli altri, compagni di strada,
come noi assetati della Verità che libera e salva. La resa in dia-letto di passi e temi centrali dei quattro Vangeli è di per sé un esempio vivo di tale condivisione del dono ricevuto. Essa stimola ciascuno di noi a farsi testimone della luce ricevuta, aprendo il cuore abitato dalla grazia della fede perché ad altri sia partecipata la sovrabbondanza d’amore che il Signore ha voluto effondervi. “Cor ad cor loquitur”: il cuore parla al cuore. Così è del credente innamorato e speranzoso. Così ci pare sia alla radice sorgiva di questi versi di vita, di fede e di amore del nostro Poeta in dialetto.
MEMORIA
Mario Pomilio
Il mio primo contatto con Parole de Vangéle è avvenuto ascoltando un nastro dov’era incisa una parte di questi versi. E un simile incontro è rimasto decisivo anche dopo l’approccio alla pagina scritta. Il ritmo dei versi, con la sua netta e popolana immediatezza, e soprattutto il dialetto abruzzese, coi suoi suoni irriducibili a una ortografia stabilita per servire alle esigenze della lingua colta, hanno continuato, per fortuna, a starmi nelle orecchie anche mentre leggevo: per fortuna, ripeto, trattandosi d’un testo nato per esser detto assai più che per esser letto, com’è in generale ormai per l’intera produzione dialettale, e com’è in particolare per Raffaele Fraticelli, per giudicare il quale occorre uscire, a mio parere, dalle correnti categorie letterarie e pensare a che cosa hanno potuto essere in passato i cantastorie, i cantori popolari che declamavano le loro cose tra i crocchi di gente e magari per le strade.
Raffaele Fraticelli ne ha il talento e ne ha la tempra, ne ha la forza immediata di presa e soprattutto ne ha il linguaggio.
La scelta del dialetto, nel caso suo, non è quella dell’uomo colto che recupera dall’alto il linguaggio popolare, nasce da un’intima, autentica popolanità ed ha la perentoria capacità di comunicazione d’un fare poetico che presuppone non solo l’ascolto, ma un’intesa preventiva e una diretta rispondenza tra dicitore e ascoltatore. E anche se, dobbiamo ammetterlo, la sua è poesia di grado umile solo per scelta e presuppone probabilmente una consapevolezza letteraria ben maggiore di quanto non emerga a prima vista, a qualificarla è in definitiva il livello della scelta, e cioè sia la volontà di stare col popolo e la sua cultura, sia di farne propri sino all’estremo limite i timbri e le modalità.
Per me non riesco a figurarmi la poesia di Fraticelli senza rappresentarmi sullo sfondo una corona di gente dal viso contadino che li partecipa e vi si riconosce.
Ma la nativa popolanità di Fraticelli, già presente nei suoi precedenti lavori così bene analizzati da Virgilio Melchiorre in una sua prefazione, nel nostro caso è accentuata, se possibile, dal contatto con quel gran testo popolare che sono i Vangeli, libri nati sulle strade, agli incroci, nelle piazze, dalla predicazione diretta ai più umili, libri che presuppongono la voce di quel grande incantatore di folle che fu Gesù, libri oltre tutto scritti in una lingua che non ha nulla degli orpelli e del prestigio del greco letterario e respira invece l’immediatezza della parlata popolare e, se possiamo dir così, del « dialetto » di quei tempi.
A confrontarli con le coetanee « Vite » di Plutarco s’avverte sensibilmente la loro diversità: nelle « Vite » lo strato illustre della lingua colta e selettiva, nei Vangeli quel sostrato umile, parlato, popolare di cui all’infuori di essi non esiste per allora testimonianza scritta; nelle « Vite » un destinatario illustre che è l’uomo di cultura, nei Vangeli un destinatario umile che sono poi le folle anonime dei diseredati che solitamente non sapevano leggere e la cui cultura s’esprimeva esclusivamente per tramiti orali, attraverso la parola agita.
Fraticelli ha istintivamente intuito tutto ciò. E di qui sono venuti i singolari risultati del suo lavoro: le sue « Parole de Vangéle » non sono un’esercitazione di tipo letterario o una velleitaria traduzione dei Vangeli in versi dialettali: sono, attraverso il veicolo del dialetto, un recupero della popolarità intrinseca dei Vangeli. Egli ha rotto l’involucro sia del latino chiesastico sia delle dotte e accurate volgarizzazioni degli ultimi secoli per riproporre il Vangelo, appunto al modo d’un cantastorie, come una grande narrazione popolare parlante di per sè con l’evidenzadell’accadimento e la presa dell’esempio
vicino e quotidiano, e d’un linguaggio domestico, familiare, proverbiale, colloquiale, contadino, concreto, quale fu appunto alle orecchie di coloro che lo ascoltarono per la prima volta.
Non conosco altri esempi, per lo meno recenti, in cui la semplicità originaria dei Vangeli sia riproposta con altrettanta radicalità e facendo sentire in ugual misura come Gesù ha pronunziato massime di vita eterna usando parole di tutti i giorni.
Non vorrei però, a questo punto, rischiar d’essere frainteso: quello di Fraticelli non è un tentativo di versificazione letterale. Egli si è lasciato a disposizione uno spazio suo, che comporta l’arricchimento e perfino il rimaneggiamento. Senza cioè alterare la sostanza dei Vangeli, egli ha proceduto di nuovo al modo del cantastorie che sviluppa i temi originari aggiungendo via via dettagli inediti. Ma non è stata in nessun modo un’azione profanatrice. Semmai, essa assomiglia all’opera di certi autori d’apocrifi, che si sentivano autorizzati a sciogliere certi nodi sintetici e a esplicare le loro libertà inventive per colmare certi vuoti.
E allo stesso modo che gli autori di apocrifi, Fraticelli ha intuito che la sua operazione non andava svolta in alcun modo dal versante del dottrinario o della parenesi, e invece semplicemente dal versante del popolare e del concreto, aggiungendo evidenza a evidenza e, se possibile, realtà all’intrinseco realismo dei Vangeli.
È stata, io ritengo, la ragione della sua riuscita; e implici-tamente una conferma del grande paradosso dei Vangeli, che arrivano allo spirituale attraverso la più dimessa realtà terrena e non sono intelligibili se non ai sentimenti.
Racconto della Terra – PREFAZIONE *
Prof. Virgilio Melchiorre
* Per la prefazione del Racconto della Terra, si rimanda alla scheda del volume originale, QUI
Indice
PREFAZIONE, Mons. Bruno Forte 6
MEMORIA, Mario Pomilio 10
INFANZIA DI GESÙ
L’ANGELO ANNUNCIA A MARIA LA DIVINA MATERNITÀ 15
MARIA FA VISITA AD ELISABETTA 19
MAGNIFICAT 21
L’ANGELO ANNUNCIA A GIUSEPPE LA NASCITA DI GESÙ 24
GESÙ NASCE A BETLEMME 27
I PASTORI VANNO AD ADORARE GESÙ 29
GESÙ PRESENTATO AL TEMPIO 33
VENUTA DEI MAGI 37
STRAGE DEGLI INNOCENTI 40
FUGA IN EGITTO 41
RITORNO DALL’EGITTO 42
GESÙ DODICENNE TRA I DOTTORI 44
VITA PUBBLICA DI GESÙ
PREDICAZIONE DI GIOVANNI BATTISTA 47
BATTESIMO DI GESÙ 49
NOZZE DI CANA 50
CHI FA LA VOLONTÀ DI DIO, QUESTI È MIO FRATELLO 53
CHIAMATA DEI PRIMI DISCEPOLI 55
LE TENTAZIONI DI GESÙ 57
LE BEATITUDINI 61
CHI SI UMILIA SARÀ ESALTATO 64
CARITÀ VIRTÙ PIÙ ECCELLENTE 66
REGOLA PER L’AMORE DEL PROSSIMO 68
NON GIUDICARE GLI ALTRI 69
DELL’ELEMOSINA 70
GESÙ ESALTA L’OBOLO DELLA POVERA VEDOVA 71
DELL’AVARIZIA 73
DEL DIGIUNO 75
DELLA PREGHIERA 76
EFFICACIA DELLA PREGHIERA 77
GUARIGIONE DEL CIECO DI GERICO 78
GUARIGIONE DELLA DONNA INFERMA 81
GESÙ E I FANCIULLI 83
PIETRO DICHIARA CHE GESÙ È IL MESSIA
E IL FIGLIO DI DIO 85
L’ADULTERA 88
GESÙ E LA SAMARITANA AL POZZO 91
LA PECORELLA SMARRITA 97
LA DRAMMA SMARRITA 99
IL FIGLIUOL PRODIGO 101
PASSIONE, MORTE E RISURREZIONE
CONGIURA CONTRO GESÙ 108
L’UNZIONE A BETANIA 109
IL TRADIMENTO DI GIUDA 111
PREPARATIVI PER LA CENA PASQUALE 112
ANNUNZIO DEL TRADIMENTO DI GIUDA 113
ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA 115
GESÙ PREDICE I RINNEGAMENTI DI PIETRO 117
AL GETSEMANI 119
L’ARRESTO DI GESÙ 122
GESÙ DAVANTI AL SINEDRIO 124
I RINNEGAMENTI DI PIETRO 127
GESÙ CONDOTTO DAVANTI A PILATO 129
MORTE DI GIUDA 130
GESÙ INTERROGATO DA PILATO 132
PARODIA DELL’INCORONAZIONE 135
LA CROCIFISSIONE 136
GESÙ IN CROCE INSULTATO E DERISO 137
AI PIEDI DELLA CROCE 139
MORTE DI GESÙ 140
LA SALMA DI GESÙ PORTATA AL SEPOLCRO 143
LA TOMBA VIGILATA 144
LA TOMBA VUOTA – MESSAGGIO DELL’ANGELO 145
APPARIZIONE DI GESÙ RISORTO ALLE PIE DONNE 147
I CAPI EBREI CORROMPONO LE GUARDIE 148
GESÙ RISORTO APPARE AGLI APOSTOLI E DÀ
LE ULTIME CONSEGNE 150
DISCESA DELLO SPIRITO SANTO 153
RACCONTO DELLA TERRA
PREFAZIONE, Virgilio Melchiorre 158
ULTIME PAROLE DI GESÙ MORENTE E RISURREZIONE
Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno 165
Oggi sarai con me in Paradiso 165
Donna, ecco tuo figlio 167
Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato? 171
Ho sete 173
Tutto è compiuto 173
Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito 177
GESÙ RISORTO DÀ LE ULTIME CONSEGNE
AGLI APOSTOLI 181
PER GRATITUDINE AI MIEI LETTORI
L’INNO DELL’AMORE 184
GLOSSARIO